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Un oste moderno che ama improvvisare e che ha portato nel suo ristorante un’idea vincente: il menù che non esiste.


Giuseppe Quaranta è lo chef del ristorante del Valdarno La Posta del Poeta, a Piantravigne, nel comune di Terranuova Bracciolini, paese famoso per le balze di argilla che conferiscono al luogo un fascino particolare, quasi da “Grand Canyon americano”.

Giuseppe si presenta in modo schietto e senza tanti fronzoli, esattamente come La Posta del Poeta. Un ambiente caldo e accogliente, che prende forma nel corso della cena, mentre i clienti si lasciano conquistare dai piatti travolgenti e dal carattere unico.

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Giuseppe, come scegli il tuo menù?

“In modo introspettivo. Mi leggo dentro e poi cerco un legame fra il piatto e la ricerca dell’emozione che voglio trasmettere in quel momento. Inizio con un piatto ma non so mai dove andrò a finire. Il mio è un menù in divenire. A me interessa che i commensali cenino in un ambiente accogliente, ricco di spunti culinari in grado di arricchire il loro bagaglio enogastronomico. Conoscendo gli ingredienti e scegliendo buoni prodotti, le buone ricette arrivano da sole”.

Come hai avuto l’idea di questo tipo di proposta culinaria?

“Quello che faccio oggi è il frutto di una lunga ricerca, è il risultato di quello che ho imparato in una vita da autodidatta, da persona che ama ricercare l’origine dei piatti. La cucina è basata sulla conoscenza degli ingredienti, più che sulla tecnica”.

Cosa non deve mancare nel tuo ristorante?

“Non deve mancare l’empatia tra lo staff e gli ospiti, il trasmettere sensibilità anche nel piatto, la buona comunicazione”.

Ti interessano i riconoscimenti culinari?

“Non mi interessa la fama. Io faccio quello che mi piace, amo cucinare, ma non mi piace essere sotto ai riflettori, anzi se posso lo evito. Per me la quotidianità, è la bellezza di questo mestiere. Non cerco di diventare famoso o di avere successo, per me il vero successo è saper far stare bene i miei ospiti”.

Qual è la tua idea di ristorazione?

“Un tipo di ristorante in cui non ci si relaziona attraverso l’etichetta, ma in cui si cerca un rapporto empatico con il commensale e dove il ruolo di vero protagonista sia lasciato al menù”.

 

 

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