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Un piccolo angolo di Grand Canyon. Così sono state spesso definite le Balze del Valdarno. Un paragone piuttosto importante, dato che l’immensa gola creata dal fiume Colorado, in Arizona, è lunga 446 chilometri e profonda fino a 1600 metri.


Ma le “Balze” del Valdarno restano comunque un fenomeno del nostro territorio da promuovere. Sono sostanzialmente dei “pinnacoli”, costituiti da sabbie, argille e ghiaie alte fino ad un centinaio di metri che rendono quest’area lungo la Setteponti una delle più suggestive della Toscana.

Balze del Valdarno: studiate da Leonardo Da Vinci

Addirittura Leonardo Da Vinci le aveva studiate da vicino e osservando le pareti, aveva capito, in anticipo rispetto alle teorie moderne, che si trattava semplicemente di uno spettacolare fenomeno naturale dovuto all’erosione delle acque.

Si trovano in mezzo alla riva destra dell’Arno, sotto al Pratomagno e sono facilmente raggiungibili sia in macchina, per godere della vista dall’alto, sia a piedi, immergendosi nella natura. I loro colori, che vanno dal grigio-turchese all’ocra-arancio, si mescolano con il verde dei boschi, in un dipinto meraviglioso che stupisce gli occhi di chi guarda.

Le Balze rappresentano un piano di rottura geografica tra il piano collinare superiore dove troviamo coltivazioni di olivo e di vite, ed il piano inferiore, costituito da territori pianeggianti vicino alle rive dell’Arno, dove troviamo campi più estesi ed a coltivazione intensiva.

Anche l’uomo ha fatto la sua parte in questo territorio: in un passato non molto lontano le balze venivano utilizzate dall’uomo come rifugio. Ne sono testimonianza le numerose porte ancora oggi presenti alla base delle pareti di terra. Queste furono utilizzate perfino durante la Seconda Guerra Mondiale, dalle popolazioni locali, per sfuggire all’esercito tedesco di passaggio.

Una particolare area di queste balze, di circa tremila ettari, è stata dichiarata, dal 1998, Area Naturale Protetta di Interesse Locale e, visitandola, si capisce immediatamente il perché.

Molti i percorsi per godere di questo fantastico panorama: uno dei più belli è chiamato sentiero “dell’acqua zolfina”, già segnalato dal CAI, che parte dal borgo di Castelfranco e si dirama lungo sei chilometri, fra folta vegetazione e campi ben coltivati.

Il suo nome deriva dal borro dell’acqua zolfina, che costeggerete, riconoscendolo subito per il suo forte odore, se deciderete di intraprendere questa selvaggia avventura. Camminerete immersi nella natura, respirando aria pulita a pieni polmoni.

Arrivati a destinazione lo stupefacente panorama mozzafiato vi lascerà a bocca aperta.

La mappa di questo sentiero è consultabile su di un piccolo tabernacolo in legno, situato nei pressi dell’Ufficio postale di Castelfranco di Sopra.

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